Grazie all'amico Andrea Cecchini, il Sito del Bagnino di
Salvataggio è in grado di proporre un articolo di Giorgio
Pezzini (trascritto e curato da Andrea); la relazione esamina
intelligentemente il significato delle bandiere utilizzate, le lacune
da colmare e il bisogno di creare in tutta Europa e, ancor prima, in
tutta Italia, un sistema di segnalazione uniforme, esaminando inoltre i
sistemi utilizzati in Francia e in Gran Bretagna.
Bandiera Rossa!
di Giorgio Pezzini
I significati della bandiera rossa.
La bandiera rossa, issata sul pennone dello stabilimento balneare o
comunque
esposta sulla spiaggia, ha in tutta Italia il generico significato di
pericolo
per la balneazione (motivato di solito dallo stato del mare o da un
forte vento
di terra). Tuttavia la bandiera rossa ha altre implicazioni o
significati normativi:
-
obbliga
il bagnino ad una attenzione vigile verso chi, nonostante la
bandiera rossa, prende il bagno richiamandone l'attenzione e
spiegandogli, se
necessario, i pericoli in cui incorre l'incauto bagnante;
-
implica
il divieto di locare natanti o proibisce altre attività
organizzate in mare (lezioni di nuoto, windsurf, ecc);
-
significa
divieto di balneazione per colonie estive (chi fa la valutazione
del pericolo esponendo la bandiera è lo stesso che, solo
escludendo un pericolo,
può autorizzare la balneazione dei minori a lui affidati);
-
durante
il periodo in cui uno stabilimento balneare è aperto solo per
cure
elioterapiche, indica, in concomitanza ad un cartello che ne spiega il
significato, assenza di sorveglianza;
-
significa
divieto di balneazione, in seguito ad una ordinanza del comune,
per l'inquinamento delle acque;
-
significa
divieto di balneazione in aree specifiche in caso di particolari
pericoli: presenza di squali o il ritrovamento di un ordigno inesploso;
-
assieme
alla bandiera gialla significa, per molte ordinanze, assenza di
sorveglianza (in determinati orari) o fine della sorveglianza;
-
può
essere utilizzata, infine, per indicare un pericolo specifico o
circoscritto: molte ordinanze prescrivono, ad esempio, la segnalazione
di una
buca con una boa sormontata da una bandierina rossa.
Quando si deve issare la bandiera rossa?
Il mare è sempre pericoloso per l'uomo che, è bene
ricordarselo, è un animale
terrestre. E' pericoloso lo scalino alla battigia (per bambini molto
piccoli);
è pericolosa l'acqua improvvisamente profonda anche se calma
(per chi non sa nuotare); è pericoloso anche un velo d'acqua!
(se qualcuno perde i sensi e cade bocconi)... Ma quando la balneazione
diventa così pericolosa da doverlo segnalare ai bagnanti? La
bandiera rossa indica una situazione di anormalità nelle
condizioni abituali di una spiaggia.
Una spiaggia è frequentata normalmente da una massa di bagnanti:
sono i più deboli e sprovveduti che devono ricevere il segnale,
i nuotatori più
deboli o inesperti che non sono in grado di distinguere, se non
avvertiti, le
mutate condizioni del bagno e la presenza di un pericolo. Essa indica,
quindi,
anormali condizioni minime di pericolo per la massa dei bagnanti.
Le condizioni minime di pericolo variano da luogo a luogo anche se di
solito è
lo stato del mare (scala Douglass) piuttosto che la forza del vento
(scala di
Beaufort) a determinarle. Sul Tirreno, in Toscana, per esempio, si
segnalano le
prime tracce di corrente nelle buche provocate da mare appena mosso (il
pericolo
numero uno per i bagnanti sono le correnti di risacca, di qualsiasi
tipo); sul
levante ligure, si issa la bandiera con il mare già formato.
Ciò non è dovuto al
fatto che i bagnanti liguri siano più bravi di quelli toscani,
ma che su fondali
più ripidi, le correnti di risacca si attivano solo con mare
più mosso. Una
località, inoltre, può essere più riparata ("a
ridosso") di un'altra rispetto al
vento... Così, per esempio, con mare di libeccio, viene messa
bandiera rossa
sulla spiaggia di Levanto con un giorno di scarto o due rispetto a
Marina di
Carrara che, pure, è riparata dal porto (a Viareggio, il
libeccio si fa sentire
qualche ora prima...).
Da questa breve disamina credo già emerga un difetto nell'uso
della bandiera
rossa: viene utilizzata già per indicare le minime condizioni di
pericolo, ma
essa indica anche le condizioni estreme di pericolo, quando non si
tratta più di
mandare un segnale per alcuni, ma il mare è pericoloso per tutti.
Chi deve issare la bandiera rossa?
Alcune ordinanze fanno esplicitamente obbligo al singolo concessionario
di
segnalare le condizioni di pericolo per la balneazione issando o
facendo issare
la bandiera rossa. Non c'è dubbio che sia (anche) il
concessionario responsabile
di una mancata segnalazione, di fatto sono, però, i bagnini che
decidono, di
solito in quasi totale autonomia, di segnalare il pericolo. Non esiste,
cioè un
meccanismo organizzativo o ufficiale che, sulla spiaggia, attiva la
segnalazione
che è lasciata, invece alla iniziativa del singolo. Negli anni
'50, la
Capitaneria di Porto individuava in un bagno pilota il ruolo di chi
doveva
issarla per primo e ad essa gli altri stabilimenti balneari dovevano
conformarsi.
Il bagno pilota aveva l'obbligo di segnalare il fatto alla Capitaneria
e,
talvolta era la stessa Capitaneria che avvertiva il bagno pilota delle
mutate
condizioni del mare e dell'obbligo di segnalarlo ai bagnanti. Quest'uso
si è poi
perso nel tempo ed oggi, su di una spiaggia dove sono allineati
più stabilimenti
è di solito il bagno più autorevole che prende
l'iniziativa, poi imitato dagli
altri.
Anche da questo, credo emerga un difetto: il fatto, cioè, che
venga utilizzato
un meccanismo informale che da poco risalto ad una situazione che
dovrebbe
essere ufficializzata.
Dove issare la bandiera rossa?
Molte ordinanze stabiliscono che, in caso di pericolo, la bandiera
rossa venga
issata sul pennone dello stabilimento balneare senza specificare
nè dove esso
debba essere collocato nè un'altezza minima. Normalmente il
pennone è
sufficientemente alto, situato all'inizio della spiaggia subito dopo le
cabine,
in buona posizione di visibilità. Ma spesso passa inosservato
dando una
segnalazione troppo impersonale e generica. Sarebbe opportuno, comunque,
replicare il segnale - su un'asta più corta, ma di almeno tre
metri - sulla
battigia vicino alla postazione di salvataggio, sotto il controllo
diretto del
bagnino.
Segnalazione con altre bandiere.
In Italia viene usata come mezzo di segnalazione anche la bandiera
gialla.
Questa conserva un significato locale indicando volta a volta - da
circondario a
circondario - un avvenimento diverso:
-
assenza
di sorveglianza (assieme alla rossa in orari determinati);
-
riduzione
di sorveglianza (in orari determinati);
-
vento
forte (col conseguente divieto di aprire gli ombrelloni);
Qualunque
sia il significato scelto di questa bandiera, sarebbe opportuno che le
ordinanze delle capitanerie optassero per un uso uniforme - in tutta
Italia -
dei segnali di pericolo per la balneazione.
Un bagnino deve sempre intervenire?
Una questione molto dibattuta è la seguente: un bagnino deve
sempre intervenire
per soccorrere una persona anche a costo di rischiare la propria vita?
Non
risulta che sia mai accaduto un fatto simile in cui i bagnini siano
stati inerti
di fronte alla morte di qualcuno. Non è tanto l'importanza
pratica della
questione, quindi ad interessarci. Per di più accade solo
rarissimamente che
soccorritori professionisti non riescano a salvare qualcuno con
qualsiasi
condizione di mare (non è un caso che la maggior parte degli
annegamenti a mare
mosso avvenga su spiagge libere incustodite).
Teoricamente vale comunque la pena di analizzarla per chiarire alcuni
punti che
non sono solo teorici. Per esempio, un altro modo di mettere a fuoco la
questione è la seguente: la bandiera rossa esime il bagnino
dal dovere di
intervenire o ne limita in qualche modo la responsabilità? O
ancora: issata la
bandiera rossa, i bagnanti fanno il bagno a loro rischio e pericolo
come se
fossero su di una spiaggia libera e incustodita? Nei corsi bagnini, gli
allievi
la pongono poi con una consueta accentuazione morale: se qualcuno
rifiuta il
consiglio di un bagnino... mandandolo a quel paese (è un caso
piuttosto
ricorrente!), se poi annega si deve andare lo stesso?
Abbiamo visto che la bandiera rossa viene utilizzata per indicare le
anormali
minime condizioni di pericolosità, ma purtroppo anche le
condizioni estreme di
pericolo. Le condizioni minime di pericolosità riguardano quella
parte
considerevole di bagnanti ("i vacanzieri") che hanno scarsa
familiarità con il
mare, ma esse non mettono certo nei guai un bagnino che è o deve
essere un
esperto di nuoto. Il punto in questione si riferisce, quindi, alle
condizioni
estreme di pericolo quando anche un bagnino può rischiare la
propria vita. Ma
quand'è che questi rischia correndo davvero un pericolo? E'
chiaro che per un
professionista non valgono le stesse condizioni... dei comuni mortali.
Nei corsi
per bagnini tenuti dalla Società Nazionale di Salvamento si
insegna che:
-
se il
bagnino è in buona forma fisica...
-
se si
allena regolarmente nuotando (anche solo per 20 minuti al giorno!)...
-
se
impara a fronteggiare il mare mosso abituandosi a nuotare tra i
frangenti...
-
se non
si fa prendere dalla paura... [condizioni soggettive di pericolo]....
..allora
è impossibile che anneghi!
Ma vi sono anche condizioni tipiche che possono mettere a repentaglio la
vita di un soccorritore professionista. Tra le quali, per esempio:
-
se in
un salvataggio col pattino, il pattino si rovescia colpendo e
tramortendo il bagnino (Forte dei Marmi, 1981);
-
se la
corrente o i frangenti lo spingono intrappolandolo tra gli scogli
(Marina di Massa);
-
se la
particolare morfologia della costa gli impedisce il ritorno a riva
(Punta Corvo, Bonassola) ecc... [condizioni oggettive di pericolo].
Le
condizioni del mare, in particolare, non costituiscono in se stesse,
normalmente, un pericolo mortale per il soccorritore. E' vero, invece,
che il montare del mare riduce drasticamente la sua capacità di
intervento sia nel raggiungere la vittima che nel trainarla a terra.
Quanto incide il mare mosso sulla
capacità di intervento dei bagnini.
Contrariamente a quanto possa pensare un profano, la maggior parte
degli annegamenti (e dei salvataggi!) accadono molto vicino alla riva.
Secondo una
stima dell'Australian Council for the Teaching Swimming and Water
Safety, il 70%
degli annegamenti avviene entro 20 metri dalla sicurezza (una
valutazione della
Royal Life Saving Society U.K. è analoga allungandola di soli
10-15 metri per il
90% degli annegamenti). La maggior parte delle situazioni di
difficoltà è causata da chi va a fare il bagno non per
"nuotare", ma per giocare o divertirsi, per "cazzeggiare".
Misurato in termini di metri dalla
battigia (m/b), quale è la capacità di intervento di un
soccorritore professionista normalmente attrezzato?
-
A mare
calmo la capacità di intervento di un equipaggio di (due bagnini)
ben rodato è, con un buon patino di salvataggio, di 400-500 m/b
con tempi di
intervento di 3-4 minuti. Col mare calmo tutte le spiagge sono
pressochè uguali.
-
Già
a mare mosso o molto mosso questa distanza si riduce drasticamente e
varia da spiaggia a spiaggia. Su un fondale sabbioso che, come in
toscana è
infestato da buche, la capacità di intervento si situa solo
nella zona delle
prime secche, cioè entro i 100 m/b, ma si riduce di circa la
metà con mare
agitato o grosso. La zona dei frangenti troppo estesa impedisce di
raggiungere
una vittima più lontana e, quando ciò accade, il
salvataggio assume carattere di
eccezionalità con probabilità di successo ridotte.
-
Su
spiagge ripide, come quelle liguri per esempio, la morfologia della
costa dà risposte più articolate alla questione,
normalmente riducendo ancora di più la capacità di
intervento dei soccorritori. La presenza di scogli troppo vicini alla
zona di balneazione mette in serio pericolo anche la vita dei
soccorritori rendendo l'intervento difficilissimo e richiedendo
attrezzature particolari.
Di quale attrezzatura deve disporre un bagnino per
rendere più sicuro il suo intervento a mare mosso?
Non stiamo sostenendo, naturalmente, che il mare mosso non possa
mettere in
difficoltà un soccorritore, ma che tuttavia, la sua
capacità di soccorrere una
vittima aumenta se, come già accennato:
-
è
ben allenato;
-
lavora
in squadra;
-
è
ben equipaggiato.
Di quale attrezzature deve in particolare disporre
per rendere il suo intervento più sicuro?
In tutta Italia, fino a pochi anni fa,era obbligatorio il rullo di
salvataggio (lo è ancora in molte spiagge): una
bobina,saldamente ancorata a terra o mobile a seconda del caso, con
avvolta una sagola galleggiante di almeno 200 metri. Ad essa il
soccorritore si assicura con una cintura di salvataggio (o, meglio,
bretella di un bay-watch).
Avventurandosi in mare, raggiunta la vittima, viene riportato a terra
dai compagni rimasti sulla battigia rendendo in tal modo il suo ritorno
relativamente certo. La intenzione della Capitaneria di Porto era
proprio quella di aumentare la sicurezza (per il soccorritore) di un
intervento a mare mosso (il rullo è completamente inutile a
mare calmo).
Questo
attrezzo, tuttavia, utilissimo su certe spiagge, non è adatto ad
ogni tipo di fondale. Inoltre, deve essere ben costruito (orientabile!)
e ben posizionato (molto vicino al luogo dei probabili interventi per
ridurre gli effetti di ansa di una sagola troppo lunga). Infine,
sarebbe inutile dirlo, bisogna saperlo usare!
Un'altro utile attrezzo, spesso trascurato dai bagnini, ma obbligatorio
su molte spiagge sono le pinne. Queste, tuttavia, per essere operative
devono essere mezze pinne, quelle usate nell'allenamento del nuoto e
non le pinne sub, da profondità, troppo ingombranti e di
difficile utilizzazione in un momento di emergenza dove anche i secondi
possono contare.
Per aumentare la capacità di intervento dei bagnini e la loro
sicurezza - soprattutto in una fase in cui gli equipaggi Mare Sicuro
delle Capitanerie di Porto vengono a mancare - è necessario,
infine, ricorrere ad un mezzo di salvataggio che, pur non sostituendo
il patino, riesce a chiudere la spiaggia con interventi a mare aperto: la
moto d'acqua. Su questo punto, tuttavia esiste presso la
Società Nazionale di Salvamento un apposito progetto, il
S.I.S.B., al quale rimandiamo.
Il caso francese.
Secondo un'opinione diffusa la Francia presenta la migliore
organizzazione di
salvataggio sulle spiagge d'Europa (sicuramente è quella
più attentamente regolamentata). Presenta un lungo tratto di
costa sul Mediterraneo (che accoglie
il 38% del turismo balneare francese), e può, quindi costituire
un ottimo esempio da confrontare con il modello italiano.
Il confronto con un paese straniero deve tener conto di due variabili
principali: il regime concessorio delle spiagge e la diversa qualifica
(di volontario / professionista / agente) attribuita agli addetti del
soccorso.
I bagnini francesi ricevono, dopo un impegnativo esame, un brevetto di
stato (Brevet National de Sècuritè et de Sauvetage
Aquatic, B.N.S.S.A.) che deve essere
rinnovato, dopo un corso di aggirnamento (con un esame finale) ogni
cinque anni
in un centro riconosciuto. Lavorano poi come professionisti, pagati da
privati nei pochi stabilimenti a pagamento o dai Comuni nelle spiagge
libere sorvegliate o nelle piscine. Il reclutamento dei bagnini
"comunali" avviene per concorso.
Il regime concessorio francese è molto rigoroso e restrittivo:
"l'uso libero e gratuito da parte del pubblico costituisce la
destinazione fondamentale delle stesse spiagge allo stesso titolo delle
attività di pesca e maricultura" (art.30 della Legge n.86 del
03/01/86, detta "loi littorale", la legge littorale). Le spiagge di
libero e gratuito accesso sono dunque la regola. Le poche concessioni
private non possono sfruttare che il 30% della superficie concessa,
né possono occupare con le loro attrezzature un fronte mare
continuo. I cartelli di "spiaggia privata" sono inoltre considerati
illegali. L'organizzazione di queste spiagge a pagamento è
più vicina alle nostre "spiagge libere attrezzate" che alla
concessione di stabilimento balneare.
La stragrande maggioranza delle spiagge balneabili sono, quindi, in
regime di
spiaggia libera. Tra queste il sindaco di ogni comune rivierasco
delimita, quindi, una o più zone sorvegliate individuando
"quella parte del litorale che presenta una garanzia sufficiente per la
sicurezza dei bagnanti e le attività nautiche" (art. 31 loi
litorale).
In questo modo troviamo in Francia, oltre alle pochissime spiagge a
pagamento,
la seguente tipologia di spiagge:
-
le
spiagge considerate pericolose dove vige il divieto di bagnarsi;
-
le
spiagge libere sorvegliate (amenagées);
-
le
spiagge libere né vietate né sorvegliate dove i bagnanti
fanno il bagno
a proprio rischio e pericolo (su questo tipo di spiaggia il Comune ha
soltanto
l'obbligo di informare il pubblico della assenza di sorveglianza e di
mettere a
disposizione comunque i mezzi sufficienti per allertare eventualmente i
soccorsi).
La polizia
municipale dei comuni rivieraschi esercita la propria competenza
"sulla riva del mare fino al limite delle acque" (art. 13 -2 del Codice
dei
Comuni). Una speciale polizia municipale addetta al controllo della
balneazione
e delle attività nautiche (police de baignade et des
activités nautiques) sotto
il diretto controllo del sindaco, si esercita fino al limite dei 300
metri dalla
battigia. Oltre i 300 metri, invece la competenza è del prefetto
marittimo.
Tralasciando altri aspetti amministrativi, affrontiamo quello che qui ci
interessa, cioè la "signalisation": il sistema adottato in
Francia per segnalare
le condizioni di sicurezza o pericolo ai bagnanti.
La delimitazione dello specchio acqueo destinato alla balneazione
(Délimitation
de la baignade) è obbligatoria sia in lungo che in largo per
tutta la zona di
responsabilità del sindaco, cioè fino ai 300 metri dalla
battigia. In lunghezza
la zona riservata al bagno è delimitata da 2 gagliardetti
(fanions) di colore
blu scuro collocati su due aste bianche piantate sulla sabbia (o su boe
nell'acqua prospiciente la riva). Sulle aste un cartello segnala, in
più lingue,
che il bagno è sorvegliato.
In larghezza la zona riservata al bagno è delimitata da due
grandi boe gialle
collocate a 300 metri dalla battigia. Altre boe (di colore rosso o
arancio)
delimitano la zona riservata a chi non sa nuotare (petit bain: il
limite acque
sicure); un altro festone di boe (gialle e piccole) delimita lo
specchio di mare
dove gli engines de la plage (natanti da spiaggia: canoe, kayak, ecc)
non sono
comunque ammessi.
Infine un corridoio di lancio (chenal traversier) è delimitato
da boe di diversa
fattura: cilindriche a destra e coniche a sinistra.
Una bandiera rossa mobile - con il segnale di divieto di balneazione -
può
essere utilizzata per indicare pericoli specifici o momenti
particolari.
Il significato delle bandiere (flammes, drapeaux) è stato
stabilito da un
decreto poi ripreso dalle ordinanze municipali. Un cartello che, in
più lingue e
a colori, riporta le tre bandiere utilizzate e i loro significati deve
essere
obbligatoriamente esposto sulla spiaggia. La presenza di una delle
bandiere
indica che la spiaggia è sorvegliata:
-
Bandiera
verde: il bagno è sorvegliato e non sono presenti pericoli
particolari.
-
Bandiera
giallo/arancio: il bagno è pericoloso, ma sorvegliato.
-
Bandiera
rossa: divieto di balneazione.
-
Assenza
di bandiere: non c'è sorveglianza.
... e nel resto d'Europa?
Il caso francese ha, come detto, un certo valore paradigmatico in
Europa. In Gran Bretagna, per esempio, il sistema di segnalazione
adottato "è quello che , come in moltissimi paesi del mondo,
ricalca il codice dei colori dei semafori" (traffic light colour code,
Royal Society for the Prevention of Accidents, Safety on British
Beaches, pagg.36). Così in questo paese, seppure vi siano molte
differenze rispetto alla Francia per la delimitazione degli specchi
d'acqua nei quali è autorizzato il bagno e le altre
attività nautiche, le bandiere hanno il seguente significato:
La
bandiera verde indica le condizioni normali del bagno sorvegliato
(cioè l'assenza di particolari pericoli); quella gialla le
mutate condizioni della normalità della spiaggia - a causa del
vento, del mare o delle maree - sebbene i pericoli creati non siano
così gravi da determinare la chiusura del bagno. La bandiera
rossa indica, invece, "che le condizioni del mare si sono così
deteriorate che tutti i bagnanti debbono abbandonare l'acqua e che deve
essere applicato il divieto di fare il bagno" (id. pagg.37).
Un segnale specifico merita poi un'attenzione particolare: una manica a
vento (windsock) di colore arancione (con su scritto: No Inflatables!)
proibisce, in caso di forte vento da terra, l'uso di galleggianti. Essi
(materassini, braccioli, ciambelle, ecc...), come sa qualsiasi addetto
alla sicurezza sulla spiaggia sono sensibilissimi al vento e alla
corrente (!) e, lungi dall'essere attrezzature di sicurezza, sono
pericolosissimi per chiunque.
Che fare?
Anche da questa brevissima disamina, credo, emergano alcuni difetti del
sistema
di segnalazione italiano che dovrebbero essere corretti:
-
alla
mancanza di uniformità con il resto d'Europa (in un momento in
cui è
fortissima l'esigenza di uniformarsi) si aggiunge la mancanza di
uniformità su
tutta la costa italiana;
-
manca
un segnale che gradui la differenza tra un pericolo comunque
affrontabile e sorvegliabile e quello che indica invece le condizioni
proibitive
del mare (che implicano il divieto di balneazione) quando anche il
più
imprudente o sprovveduto dei bagnanti capisce di mettere a repentaglio
la sua
vita o quella dei suoi eventuali soccorritori;
-
infine,
in un sistema largamente affidato ad imprese private manca un
meccanismo che ufficializzi l'esposizione delle bandiere determinando
più
precise responsabilità nei confronti di chiunque utilizzi la
spiaggia (operatore
balneare, addetto alla sicurezza o semplice utente).
Come
implementare il divieto in condizioni estreme di pericolo? Come
attivare il divieto? La richiesta potrebbe partire dalla spiaggia
competendo, a seconda dei tipi di spiaggia:
-
con
più stabilimenti balneari allineati: al bagno pilota,
nominato dalla Capitaneria di Porto (sentite le organizzazioni
sindacali più rappresentative);
-
uno
stabilimento isolato: al concessionario;
-
con
servizio di salvataggio collettivo: al capospiaggia o al responsabile
della cooperativa;
-
spiagge
libere sorvegliate: direzione della spiaggia.
Questi
soggetti possono chiedere, via fax, l'autorizzazione ad esporre il
cartello di divieto e la bandiera rossa.
Chi deve emettere il divieto? Non vi è dubbio che in Italia,
l'unica che possa autorizzarlo, in questi frangenti che richiedono
decisioni appropriate ed urgenti, sia la Capitaneria di Porto mancando
al Comune, l'altra autorità competente sul demanio, la
competenza/conoscenza necessaria e mancando altresì di quella
cultura generale dell'emergenza che contraddistingue una organizzazione
deputata al soccorso.
La Capitaneria di Porto autorizza, via fax, i soggetti di cui sopra ad
esporre il divieto di balneazione e la bandiera rossa.
Avverte altresì i sindaci dei comuni rivieraschi di attivarsi
per esporre il divieto anche sulle spiagge libere non sorvegliate.
Chi deve far rispettare il divieto? Tutte le forze di polizia,
naturalmente, sono chiamate a far rispettare la legge, ma in
particolare dovrebbero essere le guardie municipali incaricate, in
questi giorni particolari - che nel corso di una stagione estiva non
sono più di 5 o 6 a mobilitarsi per la salvaguardia della vita
umana.
I bagnini sulla spiaggia hanno, come di consueto, il compito di
vigilare per il
rispetto dell'ordinanza.
Che sistema utilizzare? Non vi è dubbio che il sistema di
segnalazione utilizzato nei paesi più rappresentativi d'Europa,
se non altro per ragioni di uniformità, il sistema che ricalca
il codice segnaletico della strada, sia il più semplice ed
immediatamente comprensibile a tutti:
-
VERDE
= normali condizioni di bagno sorvegliato;
-
GIALLO = condizioni di pericolo / divieto di usare
galleggianti; se forte vento di terra, divieto di aprire gli ombrelloni;
-
ROSSO = condizioni proibitive del mare /
divieto di balneazione; segnazione occasionale o permanente delle zone
di "no trespassing".
Altri
accorgimenti?
-
Sicuramente
dovrebbe essere generalizzato l'obbligo, come fanno le ordinanze delle
Capitanerie di Porto in Toscana, di redigere un rapporto di incidente
da parte dei bagnini fatto poi pervenire alle Capitanerie.
-
Il
bagnino dovrebbe avere sempre a portata di mano, oltre al fischietto,
un salvagente tipo Bay-Watch o un Rescue Tube (come opportunamente ha
prescritto l'ordinanza 2003 della Capitaneria di Porto di La Spezia).
-
Infine
non sarebbe inopportuno l'uso generalizzato di giubbotti autogonfiabili
in neoprene tipo "Securmar" obbligatorio in condizioni proibitive del
mare da parte dei bagnini di salvataggio.
Informazioni
riguardanti il diritto d'autore di questo testo:
Relazione presentata al Salone Nautico di Genova 2003 alle maggiori
cariche della Guardia Costiera Italiana;
Proprietà letteraria riservata;
Riproduzioni anche parziali del testo vietate;
Il seguente testo è rivolto a tutti gli operatori professionali
del soccorso in acqua.
Dott. Dario Giorgio Pezzini.
Cliccando qui
potrete accedere alla pagina del Forum in cui commentare l'articolo;
ringrazio sentitamente il Dott. Pezzini e l'amico Andrea Cecchini per
questo importante contributo al sito del Bagnino di Salvataggio.