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Educazione Ambientale  
 




L’educazione ambientale rappresenta una tappa fondamentale nel processo di crescita della persona. Divulgare la cultura della riduzione, della raccolta differenziata, del riuso e del riciclo dei nostri rifiuti è oggi indispensabile e occorre iniziare fin da bambini a guardare ai rifiuti come una risorsa, la cui gestione intelligente può accrescere la qualità della vita e diventare un’opportunità per tutti noi.

Obiettivi:

• Sviluppo delle competenze attive di cittadinanza per ogni individuo in una prospettiva ambientale ed ecologica.
• Sensibilizzazione e conoscenza delle modalità di raccolta e riciclo dei rifiuti (tema dell’economia circolare).
• Sensibilizzazione e conoscenza dei temi di riduzione e riutilizzo dei rifiuti.
• Incentivare a buone pratiche nell’ambiente scuola e famiglia.

Argomenti trattati:
8.1 L'acqua di balneazione
8.1.a Controlli
8.1.b Profilo microbiologico
8.1.c Classificazione delle acque
8.1.d Analisi delle aree
8.1.e Interventi
8.1.f Pubblicità
8.1.g Aree omogenee
8.2 Fattori di rischio ed effetti sulla salute
8.3 Attività internazionali
8.4 Report europeo






L'acqua di balneazione è un'acqua superficiale o parte di essa nella quale l'autorità competente prevede venga praticata la balneazione e nella quale non ha imposto un divieto permanente di balneazione (D.Lgs 116/2008 art.1 comma 3).
Possono pertanto essere comprese: le acque dolci, correnti o di lago e le acque marine.
Non sono invece comprese (D.Lgs 116/2008 art.1 comma 4):
• Le piscine e le terme
• Le acque confinate soggette a trattamento o utilizzate a fini terapeutici
• Le acque confinate create artificialmente e separate dalle acque superficiali e dalle acque sotterranee

Il quadro normativo in materia di acque di balneazione è regolamentato dalla "Direttiva Balneazione" (Dir. 2006/7/CE recepita in Italia con D.lgs 116/2008, a sua volta seguito dal decreto attuativo (D.M.30 Marzo 2010).
La Direttiva in vigore privilegia una gestione integrata della qualità delle acque tale da permettere azioni volte a prevenire l'esposizione dei bagnanti a rischi per la salute, attraverso il monitoraggio e l'attuazione di misure di gestione, con l'obiettivo di riconoscere e ridurre le possibili cause di inquinamento.
Secondo la normativa italiana un tratto di costa per essere definito balneare deve risultare conforme ai requisiti microbiologici e chimico-fisici indicati dalla vigente direttiva italiana.
I principali aspetti normativi sono:

• a Durata della stagione balneare, frequenza dei controlli.
• b Profilo microbiologico: determinazione parametri batteriologici: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali.
• c Classificazione delle acque.
• d Analisi integrata d'area basata sulla conoscenza del profilo di costa antistante e messa in relazione dello stato di qualità delle acque di balneazione con le possibili fonti di contaminazione.
• e Intervento con le necessarie misure di gestione sulle fonti di impatto rilevate ai fine di perseguire obiettivi di miglioramento della qualità delle acque.
• f Informazione al pubblico dettagliata e tempestiva.
• g Razionalizzazione della rete di monitoraggio attraverso l'individuazione di aree omogenee.

• a Durata della stagione balneare, frequenza dei controlli
Il controllo delle acque a garanzia della salute dei bagnanti verrà effettuato, da enti riconosciuti dallo Stato, nel periodo di monitoraggio per la Stagione Balneare (periodo compreso tra il 1°Maggio ed il 30 Settembre) facendo coincidere il Periodo di Campionamento (periodo che inizia un mese prima della stagione balneare, 1° Aprile e termina con la fine della stessa 30 Settembre).
Per ciascuna acqua di balneazione è fissato un programma di monitoraggio prima dell'inizio di ogni stagione balneare. Le date di prelievo sono distribuite lungo tutto il periodo di monitoraggio con un intervallo tra le date di prelievo che non supera mai la durata di un mese, secondo un calendario stabilito prima dell´inizio della stagione, per un numero minimo di 4 campioni all´anno per ogni punto di prelievo (Il monitoraggio è effettuato non oltre quattro giorni dopo la data indicata nel calendario di monitoraggio).
La Normativa prevede che il prelievo venga effettuato ad una profondità di circa cm 30 sotto il pelo libero dell'acqua ad una distanza dalla battigia tale che il fondale abbia una profondità compresa tra cm 80 e cm120 (Questo dato va tenuto presente nell'esatta lettura delle percentuali di balneabilità, in particolare per alcune Regioni, come la Sardegna che hanno tratti di costa alta, che non viene in tal modo monitorata) e nella fascia oraria compresa tra le ore 9:00 e le ore 16:00.
Il monitoraggio prevede anche la rilevazione dei seguenti parametri metereologici da riportare nel verbale di campionamento:
• Temperatura dell'aria
• Temperatura dell'acqua
• Vento: direzione ed intensità
• Stato del mare, direzione di provenienza delle onde, stima visuale dell'altezza dell'onda
• Corrente superficiale: intensità e direzione
• Condizioni metereologiche: presenza di pioggia, copertura nuvolosa
La Normativa italiana, a garanzia della salute dei cittadini, giudica non idonea alla balneazione anche le acque per le quali a causa dell'importanza del monitoraggio non possa essere espressa una valutazione.
La Normativa tra le più rigorose in Europa, impone criteri più restrittivi sia per i tratti di costa insufficientemente campionati che per quelli vietati per inquinamento microbiologico: i primi saranno interdetti alla balneazione fino a quando non sarà rispettata la frequenza di campionamento prescritta, le coste inquinate non potranno essere riammesse alla balneazione finché non saranno messi in atto gli opportuni interventi di risanamento e conseguente recupero.

• b Parametri batteriologici
Ai fini della classificazione della qualità delle acque di balneazione, la Direttiva individua due indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria: Escherichia coli e Enterococchi intestinali
Gli Enterococchi intestinali sono batteri di forma sferica (cocchi) disposti a catenelle; fanno parte della flora microbica intestinale umana e animale.Gli Escherichia coli sono dei batteri che vivono nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo (uccelli e mammiferi, incluso l'uomo). Il loro ritrovamento nei corpi idrici segnala la presenza di condizioni di fecalizzazione (E' il principale indicatore di contaminazione fecale, insieme agli enterococchi)
Gli standard di qualità microbiologica delle acque stabiliscono per questi batteri, a tutela della salute umana, i limiti di concentrazione che non devono essere superati.

• c Classificazione delle Acque
La valutazione della qualità delle acque di balneazione viene effettuata in relazione a ciascuna acqua di balneazione, al termine di ciascuna stagione balneare e sulla base delle serie di dati relativi alla stagione balneare appena conclusa e alle tre stagioni balneari precedenti.
Se le acque di balneazione sono di nuova individuazione, la valutazione può essere effettuata sulla base di una serie di dati relativa a meno di quattro stagioni balneari, purché siano soddisfatti i requisiti relativi al numero minimo di campioni.
Le acque di balneazione sulla base dei valori degli indicatori, Escherichia coli ed Enterococchi intestinali sono classificate secondo quattro classi di qualità:

Eccellente
Buona
Sufficiente
Scarsa


Tali dati sono disponibili dal 2011 nel portale delle acque.

Modalità di classificazione:
Il giudizio di qualità di ogni acqua di balneazione si ottiene attraverso la valutazione del 95° percentile e 90° percentile dei parametri microbiologici Enterococchi intestinali ed Escherichia coli nella serie quadriennale di dati, confrontati con i limiti previsti nella tabella 1, ripresa dalla tabella relativa alle acque costiere e di transizione, contenuta nell’allegato I del D.Lgs. 116/08.

Limiti per la definizione delle classi di qualità delle acque di balneazione



Ad ogni classe di qualità, definita attraverso i parametri di cui alla succitata tabella 1, l'allegato II del D.Lgs. 116/08 associa la descrizione di seguito riportata.

• Le acque di balneazione sono classificate di "qualità scarsa": se nella serie di dati sulla qualità delle acque di balneazione per le ultime quattro stagioni balneari i valori percentili delle enumerazioni microbiologiche sono peggiori rispetto ai valori corrispondenti alla «qualità sufficiente» indicati nella tabella 1, colonna D.

• Le acque di balneazione sono classificate di "qualità sufficiente": se nella serie di dati sulla qualità delle acque di balneazione per le ultime quattro stagioni balneari i valori percentili delle enumerazioni microbiologiche sono uguali a o migliori rispetto ai valori corrispondenti alla «qualità sufficiente» indicati nella tabella 1, colonna C.

• Le acque di balneazione sono classificate di "qualità buona": se nella serie di dati sulla qualità delle acque di balneazione per le ultime quattro stagioni balneari i valori percentili delle enumerazioni microbiologiche sono uguali a o migliori rispetto ai valori corrispondenti alla «qualità buona» indicati nella tabella 1, colonna B.

• Le acque di balneazione sono classificate di "qualità eccellente": se nella serie di dati sulla qualità delle acque di balneazione per le ultime quattro stagioni balneari i valori percentili delle enumerazioni microbiologiche sono uguali a o migliori rispetto ai valori corrispondenti alla «qualità eccellente» indicati nella tabella 1, colonna A.

Se le acque di balneazione sono classificate di qualità "scarsa" per cinque anni consecutivi, è disposto un divieto permanente di balneazione che le regioni e le province autonome possono anche attuare prima della scadenza del termine dei cinque anni stessi nel caso ritengano che il raggiungimento di una qualità "sufficiente" non sia fattibile o comunque eccessivamente costoso.

Qualora le acque siano temporaneamente definite "scarse", le Regioni e le Province autonome, a decorrere dalla stagione balneare successiva, devono:

• Adottare adeguate misure di gestione, inclusi il divieto di balneazione, per impedire l´esposizione dei bagnanti all' inquinamento.
• Individuare le cause e le ragioni del mancato raggiungimento dello status qualitativo "sufficiente".
• Applicare adeguate misure per impedire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento.
• Avvertire il pubblico mediante un segnale chiaro e semplice ed informarlo delle cause dell´inquinamento nonché dei provvedimenti adottati sulla base del profilo delle acque di balneazione.

La categoria "sufficiente" è la soglia minima di qualità alla quale devono giungere tutti gli stati membri della U.E. entro la fine della stagione 2015.

Limite di riferimento per ogni singolo campione
Il superamento del limite di anche uno solo dei due parametri previsti determina il divieto per tutta l'acqua di balneazione di pertinenza del punto di monitoraggio

(Tabella 2: Valori limite per singolo campione)



Oltre ai due parametri microbiologici (Escherichia coli ed Enterococchi intestinali) la normativa ne prevede altri, quali la proliferazione di cianobatteri, macro-alghe, fitoplancton, e la presenza di residui bituminosi, vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, che non vengono considerati ai fini della classificazione, ma sono tenuti in considerazione in quanto, qualora giungano a rappresentare un rischio per la salute, fanno scattare misure di gestione atte a prevenirne l´esposizione, inclusa un´adeguata informazione ai cittadini.

• d Profilo delle acque di balneazione
L' analisi dell'area si basa sulla conoscenza del "profilo" di costa in relazione allo stato di qualità delle acque di balneazione con le possibili fonti di contaminazione.
I profili delle acque di balneazione rappresentano una carta d'identità delle singole acque, basata sulla conoscenza del territorio e delle pressioni che insistono sulla fascia costiera. Le aree sono infatti identificate sulla base della conoscenza delle caratteristiche dl profilo.
Un profilo di balneazione è un documento che per legge deve contenere:
• La descrizione delle caratteristiche fisiche, geografiche e idrologiche delle aree di balneazione e di quelle di superficie il cui bacino drenante sversa nelle stesse acque poiché possibile fonte di inquinamento.
• L' identificazione e la valutazione delle cause di inquinamento che possono influire sulle acque di balneazione e danneggiare la salute dei bagnanti.
• La valutazione del potenziale di valutazione cianobatterica.
• La valutazione del potenziale di proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton.
• L'ubicazione del punto di monitoraggio
(D.Lgs. 116/2008 Allegato III, art.1)
Inquinamento di breve durata o da situazione anomala
Qualora la valutazione delle pressioni segnali la probabilità di un rischio d'inquinamento di breve durata, dovranno obbligatoriamente essere esplicitate anche le seguenti informazioni:
• Le previsione circa la natura, la frequenza e la durata dell'inquinamento di breve durata.
• Le informazioni dettagliate sulle restanti cause di inquinamento, incluse le misure di gestione adottate e le scadenze fissate per l'eliminazione delle cause.
• Le misure di gestione adottate durante l'inquinamento di breve durata nonché l'identità degli Enti o delle Autorità responsabili dell'adozione.

La Direttiva definisce "l’inquinamento di breve durata" come "la contaminazione microbiologica le cui cause sono chiaramente identificabili e che si presume normalmente non influisca sulla qualità delle acque di balneazione per più di 72 ore circa dal momento della prima incidenza e per cui l'autorità competente ha stabilito procedure per prevedere e affrontare tali episodi"
La "situazione anomala" viene definita come un "evento o una combinazione di eventi che impattano sulla qualità delle acque di balneazione nella zona in questione e il cui verificarsi è previsto in media non più di una volta ogni quatto anni"

L'aggiornamento dei profili delle acque di balneazione deve essere realizzato secondo un preciso scadenziario che dipende dalla classificazione che hanno ottenuto le singole aree di balneazione. In particolare se le acque di balneazione risultano di qualità "eccellente" i profili dovranno essere rivisti solo nel caso in cui tale classificazione passi a "buona", "sufficiente" o "scarsa". In tutti gli altri casi esiste invece una frequenza minima di revisione da rispettare:
• almeno ogni 4 anni in caso di acque classificate "buone"
• almeno ogni 3 anni in caso di acque classificate "sufficienti"
• almeno ogni 2 anni in caso di acque classificate "scarse"

• e Obiettivi di miglioramento della qualità delle acque
Rispetto alla precedente direttiva sostanzialmente limitata alle, pur intense, attività di monitoraggio, quest'ultima si pone l'obiettivo di mettere in relazione lo stato di qualità delle acque di balneazione con le possibili fonti di contaminazione. Su questo si deve intervenire con le necessarie misure di gestione se si vogliono perseguire obiettivi di miglioramento della qualità delle acque.
La direttiva richiede infatti di definire ed aggiornare il "profilo delle acque di balneazione", attraverso l'individuazione delle fonti inquinanti e la stima dei loro impatti sulla qualità delle acque.

• f Informazione al pubblico dettagliata e tempestiva
Gli Stati menbri assicurano che le seguenti informazioni siano divulgate e messe a disposizione con tempestività durante la stagione balneare in un'ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione:

• Classificazione corrente delle acque di balneazione ed eventuale divieto di balneazione, mediante una simbologia che risponda agli indirizzi comunitari.

• Descrizione generale delle acque di balneazione, in un linguaggio non tecnico, basata sul profilo delle acque di balneazione.

• Nel caso di acque di balneazione identificate a rischio di inquinamento di breve durata:
1) Avviso di acqua di balneazione a rischio di inquinamento di breve durata.
2) Indicazione del numero di giorni nei quali la balneazione è stata vietata durante la stagione balneare precedente.
3) Avviso tempestivo di inquinamento, previsto o presente, con divieto temporaneo di balneazione.

• Informazioni sulla natura e la durata previste delle situazioni anomale.

• Ogniqualvolta è introdotto un divieto di balneazione permanente, avviso che l'area in questione non è più balneabile con la ragione del declassamento.

• Indicazioni delle fonti da cui reperire informazioni più esaurienti.

Le ordinanze dei sindaci
Prima dell'apertura della stagione balneare i sindaci, con propria ordinanza, renderanno esecutivi i divieti di balneazione per le zone indicate dalle Regioni; le ordinanze vengono pubblicate sul portale del Ministero della Salute.
All'inizio della stagione balneare, le informazioni di cui si dispone sono relative alle zone chiuse alla balneazione, sulla base dei dati riferiti alla stagione balneare precedente e provenienti dai campionamenti effettuati a cura delle Agenzie regionali per la protezione ambientale (ARPA), in collaborazione con le Regioni.
La delimitazione dei tratti di costa viene segnalata dalle Regioni competenti con apposite delibere inviate al Ministero della Salute.
Quando nel corso della stagione balneare i risultati delle analisi impongono un provvedimento di divieto, i laboratori preposti al controllo hanno il dovere di informare il Sindaco, che emetterà un'ordinanza di divieto; quest'ultima viene tempestivamente inviata al Ministero della Salute, che la pubblica on line.
Quando su una zona già interdetta alla balneazione i risultati delle analisi, per due campionamenti consecutivi, risultano favorevoli, questa può essere riaperta alla balneazione.
Il laboratorio dà immediata comunicazione al Sindaco della revoca del divieto di balneazione, e questi dà una copia dell'ordinanza di revoca al Ministero, che la inserisce on line nel portale acque.

Zone balneabili e non balneabili :
Le zone di balneazione possono essere:

Zone balneabili: zone per le quali l'esito delle analisi sul campione prelevato è al di sotto delle soglie di legge per tutti i parametri considerati.
Zone temporaneamente non balneabili: zone per le quali l'esito delle analisi sul primo campione prelevato è al di sopra delle soglie di legge per almeno uno dei parametri considerati: la non balneabilità è comunque dichiarata in seguito ad un certo numero di controlli suppletivi tesi ad accertare la non casualità del superamento delle soglie di legge.
Zone non balneabili: zone non ammesse alla balneazione in quanto da sottoporre a provvedimenti di bonifica e successivi monitoraggi di verifica.



• g Razionalizzazione della rete di monitoraggio attraverso l'individuazione di aree omogenee
Le acque di balneazione sono individuate secondo "aree omogenee", permettendo così di razionalizzare la rete di monitoraggio attuale ed escludere dalla lista quelle non adibite a tale scopo, quali aree portuali, foci di fiumi, aree militari etc.
Questa semplificazione e la migliore definizione dei parametri da ricercare rappresentano un'ottimizzazione delle attività di monitoraggio. La riduzione dei parametri da monitorare, oltre a determinare una semplificazione dell'attività e una riduzione significativa dei costi, anche in relazione al numero di punti di campionamento fissati sul nostro territorio (oltre 5.000), permette di focalizzare tale attività in quei punti che possono essere maggiormente significativi per ulteriori indagini.

FATTORI DI RISCHIO PER LE ACQUE ED EFFETTI SULLA SALUTE DEI BAGNANTI
Fonti di inquinamento
Le potenziali fonti di inquinamento per un’acqua di balneazione possono essere molteplici a causa dell’immissione nell’ambiente di inquinanti di tipo chimico e microbiologico.
In generale, le fonti sulla terraferma responsabili dell’inquinamento delle acque di balneazione sono principalmente rappresentate da liquami non depurati, scarichi industriali e acque di dilavamento di suoli agricoli.
Altre fonti di inquinamento per il mare includono scarichi di navi e piattaforme offshore per la produzione di energia; ma l’inquinamento di tipo chimico può anche provenire per via aerea attraverso fenomeni di deposizione atmosferica.
Esisono diversi tipi di inquinamento dell'acqua:

Inquinamento industriale, quotidianamente vengono scaricate sostanze inquinanti in quantità elevate da parte delle industrie. Si evidenziano tra le maggiori responsabili dell'inquinamento idrico le industrie chimiche, che producono: acido nitrico, soda, acido fosforico, ammoniaca, acido solforico, acido cloridrico ecc. Inoltre industrie quali cartiere, segherie e caseifici liberano residui in grado di favorire l'accrescimento di muffe e batteri.
Inquinamento urbano, fa riferimento alle acque che derivano dagli scarichi di abitazioni, uffici e altre strutture che se non vengono sottoposte a trattamenti di depurazione andranno ad incidere nell'inquinamento idrico.
Inquinamento agricolo, deriva dall'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi in quantità notevoli, inoltre dallo spandimento di liquami provenienti dagli allevamenti. Queste sostanze possono arrivare alle falde acquifere sotterranee e ai fiumi per dilavamento dei terreni.
Inquinamento naturale, è una fonte di inquinamento quasi irrilevante, provocata da eventi atmosferici e stagionali, alluvioni e frane.
Inquinamento da idrocarburi, è causato soprattutto da petrolio che fuoriesce dalle petroliere, danneggiate o naufragate, o che è presente negli scarichi delle acque usate per lavare le cisterne petrolifere.
Inquinamento termico, è un tipo di inquinamento che va diffondendosi sempre più. Ne è causa l'eccesivo impiego dell'acqua per raffreddare gli impianti di industrie, in particolar modo nelle centrali termoelettriche.
Altri inquinanti idrici sono:
- le acque di scarico contenenti materiali organici che per decomporsi assorbono grandi quantità di ossigeno
- parassiti e batteri
- i fertilizzanti e tutte le sostanze che favoriscono una crescita eccessiva di alghe e piante acquatiche
- i pesticidi e svariate sostanze chimiche organiche
- il petrolio e i suoi derivati
- metalli, sali minerali e composti inorganici
- sabbie e detriti
- sostanze o scorie radioattive provenienti dalle miniere di uranio e torio e dagli impianti di trasformazione di questi metalli
- dalle centrali nucleari
- dalle industrie e dai laboratori medici e di ricerca che fanno uso di materiali radioattivi
Inquinamento Off-shore Comprende tutti gli inquinamenti lontani dalla costa; molte volte causati dallo sversamento voluto durante il lavaggio delle cisterne o dallo scarico delle sentine (La parte più bassa del fondo di un galleggiante, in cui si raccolgono le acque e ogni altro liquido.) di grandi unità o ancora, da incidenti navali dovuti a tempeste, collisioni, esplosioni, cedimenti strutturali o incidenti alle piatteforme d'estrazione.

Potenziali fonti di inquinamento per le aree di balneazione
- Depuratori acque reflue urbane-liquami non trattati
- Attività industriali, piccole e medie imprese (diretto o via impianto di trattamento)
- Attività industriali, grandi impianti industriali (diretto o via impianto di trattamento)
- Deposizione atmosferica sulle acque superficiali
- Attività agricole (fertilizzanti, pesticidi)
- Allevamenti zootecnici
- Attività di acquacoltura
- Inquinamento dovuto a trasporti ed infrastrutture senza collegamento ad un sistema canalizzato (navi, treni, automobili...)
- Inquinamento accidentale
- Rilascio/emissioni da materiali e costruzioni in area non urbana (ad es. rilascio da materiali di dragaggio)
- Rilascio/emissioni da materiali e costruzioni in area urbana (ad es. acque di prima pioggia emesse direttamente o tramite fognatura specifica per acqua piovana)
- Emissioni provenienti dall’uso in abitazioni domestiche (ad es. detergenti)
- Trattamento rifiuti solidi
- Inquinamento derivato da sedimenti contaminati
- Incidenti navi petroliere
- Plastiche-rifiuti galleggianti
- Piattaforme Off-shore

Il rischio per i bagnanti causato da una fonte di contaminazione può variare in relazione alle caratteristiche idrologiche del bacino drenante; generalmente la presenza di una foce di un fiume di vasta portata in prossimità di un’area adibita alla balneazione può rappresentare un potenziale rischio per i bagnanti, in rapporto al carico di inquinanti che viene veicolato da quel determinato corso d’acqua.

In relazione a tale aspetto assumono particolare importanza anche i fenomeni meteorologici.
E' noto, infatti, che a seguito di forti piogge la qualità di un’acqua di balneazione può peggiorare, perché gli inquinanti, sia microbiologici che chimici, sono dilavati dai suoli e veicolati attraverso i fiumi nell’area adibita a balneazione.

Inoltre, l’aumento di temperatura dei mari, dovuto ai cambiamenti climatici, è un fattore emergente, che può provocare un aumento di fenomeni potenzialmente nocivi per la salute umana, quali, ad esempio, l’eutrofizzazione, con conseguente proliferazione di alghe tossiche marine e cianobatteri.

Effetti sulla salute dei bagnanti
Nelle acque di balneazione possono essere presenti diversi fattori di rischio. Le attività di sorveglianza di queste acque hanno proprio lo scopo di evitare che si verifichino esposizioni pericolose.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha esaminato i dati disponibili riguardanti le associazioni tra qualità delle acque di balneazione e possibili effetti sulla salute dei bagnanti.
Nelle 'Guidelines for safe recreational water environments', l’OMS ha rilevato l’importanza del ruolo della qualità microbiologica delle acque di balneazione.
Gli studi epidemiologici disponibili mostrano, infatti, che è possibile contrarre alcune patologie, soprattutto gastroenteriti, in acque di balneazione che ricevono scarichi urbani non adeguatamente trattati. Sono anche stati riportati disturbi respiratori.
Anche se plausibili, sono improbabili infezioni dell’orecchio dovute alla contaminazione fecale delle acque o alla contaminazione per la presenza di bagnanti. Sono stati riportati anche disturbi oculari tra i bagnanti in acqua marine, ma i dati disponibili mostrano che questi non dipendono dalla qualità microbiologica dell’acqua.
In generale i contaminanti chimici sono presenti nelle acque di balneazione a concentrazioni talmente basse da non comportare alcun rischio di carattere sanitario.
In acque interne interessate da fioriture di cianobatteri, l’esposizione con le attività di balneazione può dar luogo soprattutto a dermatiti, gastroenteriti e disturbi respiratori.
In alcuni tratti del litorale italiano sono stati riportati disturbi respiratori in persone che stazionavano in prossimità della costa, attribuiti all’inalazione di aerosol marino contenente frammenti di un’alga bentonica, Ostreopsis ovata. Tuttavia il ruolo di questa alga nell’eziogenesi di questi disturbi non è stato finora chiaramente dimostrato.

ATTIVITA' INTERNAZIONALI
L'Unione europea e gli Stati membri
L'Unione europea stabilisce norme per la sorveglianza, la valutazione e la gestione della qualità delle acque di balneazione nonché per la trasmissione di informazioni sulla qualità di tali acque.
L'obiettivo è duplice: ridurre e prevenire l'inquinamento delle acque di balneazione e informare il pubblico sul grado di inquinamento.
Gli Stati membri devono garantire la sorveglianza delle acque di balneazione.
Essi trasmettono alla Commissione europea i risultati del monitoraggio e della valutazione della qualità delle acque di balneazione nonché una descrizione delle misure di gestione rilevanti adottate. Gli Stati membri trasmettono tali informazioni annualmente, entro il 31 dicembre, per quanto riguarda la stagione balneare precedente e, per la prima volta, dopo l'effettuazione della prima valutazione della qualità delle acque di balneazione.
Gli Stati membri notificano annualmente alla Commissione, prima dell'inizio della stagione balneare, l'elenco di tutte le acque identificate come acque di balneazione, incluse le ragioni di eventuali cambiamenti rispetto all'anno precedente.
Essi procedono in tal senso per la prima volta anteriormente all'inizio della stagione balneare immediatamente successiva al 24 marzo 2008.
Dopo l'avvio del monitoraggio delle acque di balneazione, le comunicazioni inviate ogni anno alla Commissione continuano ad essere trasmesse a norma della direttiva 76/160/CEE fino a che non è possibile presentare una prima valutazione ai sensi della presente direttiva.

Fonte: Direttiva 2006/7/CE del 15 febbraio 2006

Cosa prevede la direttiva
La Direttiva 2006/7/CE del 15 febbraio 2006, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione, è entrata in vigore il 24 marzo 2006. Essa abroga la Direttiva 76/160/CEE dell'8 dicembre 1975 e stabilisce disposizioni in materia di:

• Monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione
Gli Stati membri individuano ogni anno tutte le acque di balneazione e determinano la durata della stagione balneare. Essi procedono in tal senso per la prima volta anteriormente all'inizio della stagione balneare immediatamente dopo il 24 marzo 2008.
Il punto di monitoraggio è la zona delle acque di balneazione nella quale:
- si prevede il maggior afflusso di bagnanti o
- si prevede il rischio più elevato di inquinamento in base al profilo delle acque di balneazione
• Gestione della qualità delle acque di balneazione
• Informazione al pubblico in merito alla qualità delle acque di balneazione
(Punti già precedentemente descritti).

La direttiva, recepita dall'Italia con il D.lgs n.116 del 30 maggio 2008, è finalizzata al raggiungimento, sulla base di standard comuni a tutti i Paesi, di una buona qualità delle acque di balneazione ed un livello di protezione elevato nella Comunità.

In breve
La Direttiva 2006/7/CE, ha introdotto alcune modifiche:
• Maggiore razionalizzazione del monitoraggio (2 parametri rispetto ai 19 della precedente direttiva, minore frequenza di campionamento, possibilità di definire un’area omogenea)
• Classificazione su 3/4 anni
• Elaborazione del Profilo delle Acque di balneazione
• Piano di gestione per tutti i siti basato sulla valutazione delle fonti di contaminazione che possono influenzare la qualità delle acque
• Misure di miglioramento per i siti non conformi ai valori della Direttiva
• Informazione al Pubblico (armonizzazione della segnaletica, informazione on line sulle fonti di contaminazione e sulla qualità dell’acqua)
• Coerenza con la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE

Report europeo
La Commissione europea pubblica, entro il 30 aprile di ogni anno, prima della stagione balneare in corso, una relazione di sintesi sulla qualità delle acque di balneazione della stagione precedente, nei vari Stati membri.
La relazione include:
• La classificazione delle acque di balneazione
• La conformità alla Direttiva europea 2006/7/CE
• Le misure di gestione messe in atto.

I dati contenuti nel report sono elaborati sulla base dei risultati dei campionamenti trasmessi alla Commissione dai vari Stati membri entro il 31 dicembre di ogni anno.

Consulta il report Italian bathing water quality in 2015 (lingua inglese).

Fonte: SALVAMENTO ROMA
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